Il tempo è il regalo migliore che una persona possa darti

Mi trovo a Bilinga, un villaggio che dista qualche km da Ouahigouya, la città in cui soggiorno. Per raggiungerlo ci lasciamo alle spalle l’asfalto e proseguiamo su una strada di terra rossa, circondati dal verde che, piano piano , finita la stagione delle piogge, sta diventando giallo. Tra una buca e l’altra, le pietre e i continui dislivelli, il viaggio dura circa 20 minuti. Ci fermiamo e di fronte a noi, tra i colori della natura circostante, ci sono numerose abitazioni fatte di terra, costruzioni in legno e tetti di paglia, o qualcosa di simile. Voglio conoscere, scoprire e decido dunque di incamminarmi per le vie che conducono all’interno del villaggio. Tra terra, piante, galline e asini, alla fine di una stradina mi ritrovo davanti alla casa di una signora, la quale, nonostante l’età avanzata, sta lavorando il mais. Non parla il francese, poiché non ha avuto la possibilità di impararlo: la scuola nei villaggi è arrivata tardi per lei. Riusciamo però ad avere uno scambio, oltre alle mie due paroline in morée (la lingua locale), attraverso la lingua degli occhi, dei gesti e del cuore. Ci salutiamo sorridendo e poi mi allontano, proseguendo la scoperta di questo luogo. Alcune donne, in compagnia dei loro bambini, si trovano nel loro cortile e, quando mi intravvedono camminare, mi invitano ad avvicinarmi. Non esito, sono entusiasta, e mescolando un po’ di francese e morée, condividiamo un bel momento, non lungo, ma intenso. Con un bambino batto il cinque e scambio una linguaccia, mentre con il più piccolo faccio più fatica poiché piange e decido quindi di non insistere. Ai suoi occhioni faccio proprio paura; a ognuno, il proprio tempo.
Di nuovo per la mia strada, incontro Mahamadi, un ragazzo di 20 anni che deve iniziare l’università e che molto gentilmente mi concede il suo tempo, facendomi da guida. Visitiamo il villaggio, la sua famiglia, e, dopo avermi spiegato alcune dinamiche relazionali tra uomo e donna, mi porta in un campo di mais e di miglio. Qui mi spiega come funziona la coltivazione, come sono suddivisi i campi, quali sono i periodi di raccolta e quelli di riposo.
Usciamo da questo angolo di natura e, sul nostro cammino, incontriamo un gruppo di donne, che sotto il sole di mezzogiorno, stanno estraendo gli “haricots” (un tipo di fagiolo) da 4-5 ore.
Non è solito vedere una persona con la pelle bianca da queste parti, per questo motivo, dopo qualche risata, mi invitano con entusiasmo e solarità a unirmi a loro, a provare quello che loro fanno da tutta la vita. Mi mostrano come svolgere il lavoro, dopodiché mi cedono la bacinella e, tra le risate, lavoriamo assieme.
Potrei ora scrivere tutte le riflessioni che questa giornata mi ha portato, ma ciò prenderebbe molto tempo e sarebbe sicuramente più interessante scambiare due chiacchere dal vivo.
Apprezzo molto i momenti di condivisione, quando il tempo si ferma e ci si dedica al presente, all’istante che si sta vivendo, dimenticandosi per un attimo del resto.
Il tempo è il regalo migliore che una persona possa darti.

 
Emanuele Scandale
(ottobre 2018)