Una bandiera da rispettare

Dopo una quarantina di chilometri in direzione della frontiera con il Mali, su piste di laterite e sabbia fine, sobbalzando non poco in più punti del tragitto, arriviamo a Boundoukamba. La scuola è stata rinnovata qualche anno prima grazie a un “nostro” finanziamento, coperto, in parte importante, dall’Associazione Sandra Stehrenberger di Minusio. Buona parte dei banchi sono stati rinnovati grazie al contributo delle scuole elementari di Sementina. Incontriamo il direttore, le due docenti e gli allievi nelle tre classi. Gli allievi sono un centinaio. Notiamo che alcuni banchi sono rotti, lo schienale è sparito…
Parliamo con gli allievi e i docenti. Prima del pasto della “cantine” (la mensa di mezzogiorno), i ragazzi escono sul piazzale davanti alla scuola per eseguire l’alza bandiera cantando e marciando, braccia tese avanti/indietro, sui fianchi, in file parallele, per classe. Un allievo volontario abbassa la bandiera al ritmo del canto della scolaresca. Poi il canto viene ripetuto e la stella gialla burkinabé, inserita fra i colori rosso-verde dell’emblema del Paese, risale lentamente verso il cielo. Il rituale, di stile militaresco, era stato introdotto in tutte le scuole del Paese, dal Presidente Thomas Sankara (compianto ancora oggi da una buona parte della popolazione, ma odiato da coloro a cui aveva tolto i privilegi), assassinato da un gruppo di militari, con la compiacenza dell’Occidente, nell’ottobre 1987.
A fine cerimonia, il Coordinatore pedagogico dell’Associazione Zoodo, che ci accompagna, ci racconta che, ai tempi di Sankara, se un ciclista o un motociclista transitava nei pressi della scuola, mentre si stava svolgendo la cerimonia dell’alza bandiera, senza fermarsi in doveroso rispetto, veniva punito con una multa e correva anche il rischio di subire qualche giorno di prigione.
Regaliamo un bel pallone di calcio alla scolaresca. Subito, il Direttore, che ci dice con orgoglio di essere arbitro di calcio, organizza tre brevi partite, una per ogni classe.
Assistiamo poi al pranzo, preparato da un gruppo di mamme degli allievi, all’aperto, sul fuoco : riso e fagioli. Gli allievi, dopo essersi lavati le mani in un grande catino, riempiti i loro contenitori di plastica colorata o di tolla, si siedono, all’ombra dei due alberi di “Nimes” a fianco dell’edificio scolastico, mangiando di gusto, con le mani, senza posate.
Rientrando in auto a Ouahigouya, pensierosi, ci chiediamo se l’autoritarismo onesto, illuminato, di Sankara, al servizio del “Paese degli uomini integri” (così egli ha ridefinito  l’ ”Alto Volta” colonizzato dai francesi), anche se spesso rigido, non sia una via possibile per Paesi africani corrotti che dissanguano la povera gente.
Franco Losa, lunedì 21 gennaio 2019